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Il Musco di Palazzone

Se fossi stato uno scarso pubblicitario, come slogan avrei coniato qualcosa del tipo “Il vino del contadino fatto da un grande enologo”; fortunatamente pubblicitario non sono (ma scarso forse sì) e Palazzone può avvalersi di figure di ben più ampio spessore.

Il Musco di Palazzone nasce, sotto Orvieto, a Rocca Ripesena, da una vigna promiscua di Malvasia, Verdello e Procanico. L’elettricità è vietata, gli utensili sono quelli di una volta. La raccolta è manuale, lenta. La pressatura è “manuale” con un antico torchio rimesso in funzione, lenta; persino l’imbottigliamento è manuale, lento. La fermentazione si svolge in botti di castagno, 1-2 mesi, lenta anche questa. La macerazione è di circa 4-6 giorni, a contatto le bucce nel tino di castagno aperto senza follature.
Il Musco è un vino che non ha fretta. I tempi sono quelli di una volta, come il vino, appunto.

Non è l’ennesimo vino “naturale”. Non è un vino macerato che strizza l’occhio agli orange tanto di moda. Non è il classico vino di estrema eleganza di Palazzone e di grandissima mineralità sulla falsa riga del Campo del Guardiano. Il Musco è sui generis.

A Orvieto, l’ultima città etrusca a cadere, l’affinamento avviene come già avveniva allora: in una grotta di tufo. Giovanni Dubini accompagna il Musco prima in botti di castagno, poi in damigiana (sì, proprio come quelle dei nostri nonni) e infine la bottiglia per diversi mesi.

La degustazione

Nel calice mette subito in evidenza tutte le sfumature dell’oro antico. E’ consistente, caldo e accogliente già alla vista.

Il naso è carico di frutta gialla matura; le note opulenti e apparentemente dolci proseguono con le scorze di agrumi candite e sentori agrumi essiccati. Emerge un miele di castagno. Sono i sentori di note di erbe aromatiche (timo, rosmarino e salvia) che donano quella freschezza necessaria a bilanciare la frutta matura già citata; è una freschezza penetrante che una volta percepita e apprezzata, ci porteremo dietro anche nell’assaggio.

Ha grandi morbidezza pur in assenza di residuo zuccherino (i vini di una volta erano decisamente più abboccati, racconta Giovanni Dubini). Setoso. Una leggerissima sensazione “tannica” (ricordiamo la macerazione quasi da giovane rosso?). Un vino decisamente equilibrato da una lunga scia acida. La persistenza di gioca molto su quella nota di castagno già emersa al naso.

L’abbinamento

Il vino è già sufficientemente ricco. Meglio pensare a piatti semplici, magari della tradizione locale. un ragù bianco di coniglio con del timo, un passato di ceci con una spolverata di tartufo. Visto che pensiamo ai ceci, si può anche azzardare ad un baccalà con i ceci e rosmarino.

Se fosse…

…un brano musicale? Sarebbe Safe In Your Arms Again · The Groove Injectors · Dr. Hector.

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