Le Anfore di Francesco
Termina la degustazione, saliamo in auto e ci chiediamo se stessimo tornando più arricchiti dal vino che portavamo via nel bagagliaio, da quello degustato, dal lungo e istruttivo confronto con Paolo Colaizzo o dalla sorpresa dell’inusuale interpretazione dei vini in anfora proposta dall’azienda Agricola Cirelli.
Francesco Cirelli ha indirizzato gli sforzi dell’azienda lungo tre linee:
- “La Collina Biologica”: vitigni autoctoni abruzzesi (montepulciano, trebbiano, pecorino), tappo a vite, solo acciaio; vini che si presentano come la linea base, un vino per tutti i giorni, un vino di grande bevibilità e pulizia.
- Gli spumanti. Metodo Charmat, etichetta hipster per due (rosato e bianco) spumanti hipster che strizzano l’occhio ad un segmento di mercato molto chiaro. Non sono sicuro che sia la migliore espressione dell’azienda specialmente considerando l’eleganza (anche nel packaging) delle altre linee. Sicuramente due prodotti sbarazzini e divertenti.
- I Vini d’Anfora: è qui che l’Azienda da il meglio di sé. C’è tanta ricerca prove e sudore, c’è la voglia di trovare il punto di fusione tra la tradizione abruzzese (nei vitigni) e quella di metodi di affinamento di terre lontane, c’è quel pizzico di marketing dato dall’abilità di differenziarsi.
L’azienda
Paolo ci accoglie e ci apre l’azienda, o meglio la “casa”; nel salone adibito a sala degustazione non passa inosservato un particolare che toglie subito qualsiasi dubbio circa eventuali formalità: il calciobalilla. Niente quadri, carte geologiche, mensole piene di Zalto. No, un calciobalilla. Geniale. Spiazzante.
L’azienda Cirelli è giovane, disinvolta, piena di energia e di voglia di crescere.
22 ettari di cui 6 vitati, distesi lungo una collina circondata dai calanchi. Pendio rivolto a sud (come i filari), la pendenza ottimale per ottenere il giusto drenaggio. La collina termina in una dolce vallata, un corridoio che a est apre direttamente verso il mare e a ovest punta forte verso il Gran Sasso; facile immaginare la costante brezza che porta salinità e freschezza.
Tra le nuvole e il mare… Tra le nuvole e il mare… Il Gran Sasso sullo sfondo
Compreso che saremmo stati capaci di ascoltare per ore (o percepito il rischio che lo seppellissimo di domande), Paolo ci racconta delle difficoltà nel gestire un terreno molto argilloso sul quale i nutrienti tendono a scorrere via. Ci racconta dell’argilla che si compatta in zolle che riducono l’ossigenazione del suolo e della scelta di lasciare inerbite le vigne anche per contrastare questo fenomeno. Ci racconta di quanto fondamentali siano le vene calcaree che affiorano fino in superficie. Ci indica con fierezza l’enorme quercia che cresce tra i fossili di vongole e conchiglie. Ci racconta delle “gioie” dei passaggi in vigna con il Preparato 500 specialmente quando il vento soffia contro.
Si entra nell’antro segreto, il luogo delle Anfore, il parco giochi di Francesco e Paolo. Paolo ci mostra fiero l’ultimo regalo: dei silos nuovi. Finalmente può fare criomacerazione. Già qui si chiarisce immediatamente come le “anfore di Francesco” siano diverse da quelle di molti altri suoi colleghi. Nessuna macerazione lunga (sebbene magari nel futuro qualche tentativo lo faranno), non sono orange wine e non vogliono esserlo. Francesco pretende grande freschezza, nessuna opulenza né ricerca esasperata della complessità. Paolo prosegue descrivendoci i tempi di affinamento, ci spiega la scelta dell’anfora (consente microssigenazione ma cede aromi), ci illustra quanto sia fondamentale il riposo sulle fecce fini (4 mesi di batonnage), arriva alla malollatica svolta spontaneamente in anfora. Il vino affina in anfora per circa 9 mesi, prima di avviarsi alla ricomposizione nei silos funzionale all’imbottigliamento.
Le anfore – dettaglio Le anfore
La degustazione
Paolo ha già capito l’antifona. Siamo curiosi, curiosi e assetati.
Ci “sfida” con una lunghissima e appassionata degustazione che non è (non solo) la presentazione dei prodotti dell’azienda; diventa un “gioco delle coppie” nel quale due persone, uno molto preparato (lui) e l’altro che ha certamente meno da raccontare (io), si scambiano pareri sul contenuto dei bicchieri. L’idea infatti è quella di degustare, per ogni vino prodotto, la bottiglia della linea classica con quella della linea in anfora. Il gioco è divertente. Ci sto e come ampiamente prevedibile i vini in anfora raccontano qualcosa in più.
Il Trebbiano convince. Citrino, lievi sentori iodati, una pesca bianca croccante, una nota di camomilla e timo, chiude con una chiara nuance di frutta esotica ancora un po’ acerba. In bocca è equilibrato, fresco, avvolgente. Di buona (ma non infinita) persistenza
Il Pecorino ci ha sorpreso per un aspetto: ha una nota di nocciola che unita alla buona acidità che il vino mantiene e considerata la sostanza (si, di frutto ce ne è tanto) ricorda molto vagamente alcuni Fiani. Spiazzante.
Il Cerasuolo è un bel bere. Piccoli frutti rossi, croccanti. Un po’ di melograno e della sua nota acidula. Fiori. Non c’è altro e non ci vuole essere altro. Piena corrispondenza naso-bocca; è piacevole, forse una chiusura un po’ ammandorlata che spiazza dopo l’impatto decisamente ciliegioso. Non è affatto piatto né seduto come molto cerasuoli. Anche in questo caso il must di Francesco è pienamente rispettato. E’ un vino vivace, ottimista, entusiasta nel suo colore intenso e nella sua fragranza.
Arriviamo al Montepulciano. Tanta materia e una buona eleganza. Prugna, mirtillo, una viola. Ci sono delle spezie, sono dolci, ma sono certamente in secondo piano. Già presente una leggera nota di china. In bocca il frutto è succulento, i tannini di buona qualità che ovviamente meritano ancora un po’ di riposo. Armonico. Accogliente e sincero.
Il bicchiere si svuota, la degustazione piace, il tempo scorre. I vini sono piaciuti, trovano il loro spazio, non vogliono strafare. Sai quello che puoi aspettarti, sai che troverai una bevuta piacevole, vivace, non impegnativa.
La sfida
Lo dico a Paolo. Lo dica a Francesco.
Qui tocca organizzare una (mini) verticale per capire cosa succede ad un Trebbiano e un Montepulciano cresciuti nelle anfore.
Dovesse passare per Roma…