Monterotondo – Un piccolo grande Chianti
C’è il Chianti delle grandi case produttrici, c’è il Chianti delle aziende storiche e poi c’è il Chianti Classico di Saverio Basagni, titolare dell’Azienda Monterotondo.
Sapete qual è il colmo per un aspirante viticoltore? Avere un’azienda di famiglia che si occupa di acqua minerale. Niente da fare, Saverio è un uomo pragmatico, un uomo che desidera assecondare la terra e la natura, un uomo che preferisce la sua cantina e i suoi tini alle tante (ma indispensabili) fiere e convegni sui Chianti. Così “scappa” da Firenze, si “impossessa” di un antichissimo casolare del nonno, rimette in sesto le vigne ai piedi di Badia a Coltibuono, avvia un’azienda che dal 2000 si certifica biologica (quando ancora non era una travolgente moda dichiararsi “biologici”).
Conosco personalmente Saverio dall’evento Sangiovese Purosangue tenutosi a Roma qualche anno fa. Ancor prima di infilare il naso nel calice, Saverio mi impressiona per l’approccio diretto nei confronti di chi si accostava al suo banco; non voleva venderti un prodotto (almeno non solo 🙂 …), voleva mostrarti fiero una sua creatura.
Le premesse per una visita interessante ci sono tutte. L’autunno successivo si sale in macchina e si va.
Nonostante siamo in pieno periodo post-vendemmia (potete immaginare quanto lavoro ci sia da fare), nonostante Saverio sia a Siena per l’ennesimo evento (ci scrive messaggi in diretta per scusarsi di non essere lì, per dirci che non vede l’ora di togliersi la giacca e indossa la camiciona da lavoro), ci accoglie Fabiana (sua moglie) e ci “sequestra” per un pomeriggio. Conosciamo la famiglia, passeggiamo per le vigne che attendono di andare in “letargo”, degustiamo soprattutto il loro Chianti Classico (prodotto anche in versione Riserva).
I loro vini sono frutto di grandi escursioni termiche, con vigne che arrivano oltre i 550m di altitudine, adagiate su una sinuosa collina costantemente battuta da venti freddi provenienti dalle vicine montagne. Il terreno è ricco di sassi e di arenarie, altissima la percentuale di galestro. Le possibilità per un vino di successo ci sono tutte.
Fabiana ci racconta del passaggio, deciso da Saverio, alla fermentazione in botti troncoconiche (Saverio voleva un colore più deciso rispetto a quello ottenuto in acciaio); con un sorriso affettuosamente sarcastico (nei confronti del marito) ci annuncia di come abbiano deciso di aumentare il tempo di affinamento (svolto in botti da almeno 5 ettolitri) di un anno in più per il base e due anni per la Riserva rispetto al disciplinare (anzi, affina anche oltre quanto previsto per la Gran Riserva).
Partiamo prima dal Chianti Classico “Vaggiolata” (85% sangiovese, 10% canaiolo, 5% malvasia nera), anno 2015. Un color rubino vivace, lucente. Un naso intenso di viole e peonie. I frutti sono piccoli, croccanti; ciliegioso che a tratti ricorda sentori di lampone. Un nota di cipria. Polposo e pieno al sorso, di buona acidità e con una trama tannica già pienamente godibile. Proviamo anche il 2014. Bello, bello per le difficoltà dell’annata piovosa e per le basse rese ottenute. Si vede la mano di Saverio, si sente l’annata che porta un vino leggermente più sottile, ad un Chianti più snello, ad esprimere maggiormente dei sentori di sottobosco, ad avere tannini molto più scorrevoli. E’ “sottile”, non debole. Esprime pienamente le difficoltà dell’annata e non si propone un vino sempre identico a se stesso, negli anni. Il Chianti “Vaggiolata” affina per 24 mesi in botti di rovere di Slavonia da 10HL prima di passare 6 mesi in bottiglia.
Arriviamo al Chianti Classico Riserva “Seretina” 2013 95 sangiovese, 5% malvasia nera. Per il Riserva Seretina, Saverio seleziona una particella di circa 20 filari il cui terreno è maggiormente ricco di galestro ed argilla, dalle vigne esposte inoltre alle maggiori escursioni termiche. Rubino di rara intensità. Il frutto è maturo, alla bouquet del Vaggiolata si aggiungono note di resina e castagno, emergono con decisione delle erbe aromatiche e una intrigante nota balsamica, compaiono delle leggere note di spezie dolci. In bocca è vigoroso ma non pesante, si libera nel calice e sul palato quasi fosse stato “imprigionato” nella bottiglia. Purtroppo per lui (per il Seretina intendo), la sensazione è che sia un vino che possa essere serenamente dimenticato in bottiglia per qualche anno.
Diventiamo un po’ venali. Ma quanti sono i Chianti di questa qualità con prezzi che variano dai poco più di 10€ per il Vaggiolata ai circa 20€ per il Seretina?
Bravo Saverio!!