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Libente, oltre l’aromaticità della Malvasia

In un periodo nel quale tutti #beviamoacasa è il momento di bere qualcosa “di casa”: Emiliano Fini, giovane produttore laziale che ha scelto un approccio biologico fin dall’inizio della sua attività, ci ha portato virtualmente a spasso tra le sue vigne. Bella, intelligente e originale l’idea di Riserva Grande, specialmente in un momento così complesso: gruppo di degustatori a casa (quasi tutti Sommelier della Scuola Europea Sommelier, come “cavie” di questo evento), tool per la video conference installato sullo smartphone del produttore, vino in frigo e calice sulla scrivania. Tour e degustazione in streaming sono serviti.

C’è un modo semplice per descrivere, in due parole, i vini di Emiliano: Letizia Rocchi. Enologa dalla mano delicata, nel Lazio si sta facendo apprezzare da un po’ di tempo per la capacità di assecondare (e lasciare esprimere) le annate, il territorio e i vitigni senza mai cedere nulla in termini di ricerca di un prodotto che sia elegante, completo e complesso (per quanto reso possibile dal vitigno).

La degustazione è incentrata su un vino che Emiliano ha particolarmente a cuore. Il Libente è un vino che rende omaggio ai Colli Albani fin dal nome: LIBeccio E poneNTE, i venti che asciugano l’umidità nelle sue vigne e che contribuiscono alla salute delle sue uve. L’omaggio al territorio prosegue con la scelta dei vitigni: malvasia puntinata in purezza. Sì, in purezza; una scelta coraggiosa senza la quale oggi non avremmo questa rara dimostrazione di come dalla malvasia puntinata sia possibile ottenere un vino che non giochi interamente sull’aromaticità del vitigno. Nel Libente c’è molto altro. Alla fresca nota di prato appena tagliato fa seguito un frutto croccante, a tratti esotico; la spina dorsale della mineralità tufacea del terreno è evidente nelle lievi note di grafite e di pietra focaia; sentori salmastri, una sapidità che già al naso è evidente e che si conferma pienamente in bocca, così come la gradevole nota citrina e i ricordi di erbe aromatiche. Il sorso conferma le attese: lungo, si distende in bocca con una adeguata avvolgenza; la tipica chiusura amaricante di molte malvasie è presente ma resta decisamente gradevole nell’ambito della complessa impalcatura gusto-olfattiva del Libente.

E’ un vino compiuto, pronto, una promessa di completezza enologica che ormai si rinnova ogni anno.

Una bottiglia che offre una interpretazione di così alto profilo di Malvasia Puntinata da risultare quasi “didattica” (o meglio dovrei dire “esemplificativa”) nel caso in cui si voglia spiegare cosa voglia dire “rispettare il terroir”. Annata, vitigno, terreno, clima, uomo: anche questo è Libente.

…e pensare che non sono un amante della Malvasia…

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