Beviamoci Sud 2020 – I grandi rossi
Una Calabria dalle diverse interpretazioni del Magliocco, una Campania dal gusto internazionale e una che attinge dalle tradizioni, una Basilicata che propone variazioni sul tema dell’Aglianico del Vulture, un Molise che non è tutto Tintilia, una Puglia che non è solo vini di grande potenza. L’evento Beviamoci Sud, organizzato da Riserva Grande, Andrea Petrini e Luciano Pignataro, dedica un seminario ai grandi rossi del Sud Italia.
I vini in degustazione
In una Cosenza vitivinicola che attira un crescente interesse, il Magliocco si sta candidando come simbolo di una riconoscibilità olfattiva e gustativa del territorio (elemento indispensabile – la riconoscibilità – per poter crescere anche in un contesto internazionale). Nonostante siano ancora poco note la capacità evolutive a causa della recente (dal punto di vista enologico) sviluppo di una viticoltura di qualità, sono vari i campioni interessanti nel presente. La degustazione prende il via con una bottiglia della vendemmia 2014 di RossoViola Calabria Igt (Cantine Viola). Siamo a ridosso del Pollino, grandi escursioni termiche e vigneti che hanno almeno 20 anni, su terreni di argilla rossa, in una zona che risente dell’importante influenza dei venti provenienti dallo Ionio. La produzione è biologica. Il calice si tinge di un rubino particolarmente luminoso; il bouquet decisamente speziato suggerisce al naso l’utilizzo della barrique: subito noce moscata e chiodi di garofano, successivamente pepe nero. La frutta c’è: prugna e amarena. Ci sono ricordi di sottobosco, maturo, assolato. Sufficientemente elegante, è gradevolmente sapido; è morbido e il finale è di quelli avvolgenti. Presenta una acidità inaspettatamente ancora scissa; una freschezza di un vino del “freddo Sud”. Per rimanere nel tema del Magliocco, non poteva mancare una delle aziende che ha da sempre creduto in questo vitigno: Librandi con il Val di Neto Rosso IGT “Magno Megonio” 2016. Il passaggio in legno si fa più marcato così come la speziata che, per quanto risulti evidente, non oscura una frutta golosa, matura e invitante: la morbidezza della mora raccolta in pieno agosto, la nota leggermente acidula del mirtillo, gli effluvi dolci del lampone, la croccantezza di una susina. Lasciandogli il tempo di aprirsi, suggerisce una leggerissima nota fumè. Di buon corpo, presenta una bella vivacità quasi balsamica.
RossoViola – Cantine Viola Magno Megonio – Librandi
Percorriamo la SS106 e arriviamo in Puglia dove Severino Garofano ha preparato per noi un calice di Le Braci Salento Igp Rosso Negroamaro 2013. Una vendemmia tardiva e una barrique di fine interpretazione sono i due elementi che contribuiscono a raggiungere queste irreali vette di eleganza per un Negroamaro; la mano del produttore fa il resto. Un Negroamaro che è non è solo frutto (frutta croccante, un cesto di frutta sotto acqua corrente); è un Negroamaro conturbante con le sue scure note eteree e leggermente smaltate, un Negroamaro che riproduce voci vegetali, un Negroamaro di cacao, un Negroamaro tostato e speziato. E’ un vino rilassato, suadente, per nulla piacione. I tannini si fanno sottili mentre il sorso è ampio, pieno, sontuoso. Una grandissima interpretazione nel segno della qualità.
In un periodo nel quale, almeno in Italia, il consumatore curioso scruta tra gli scaffali alla ricerca di qualche bottiglia “territoriale”, Montevetrano Colli di Salerno Rosso IGT 2015 resiste alle mode con questa proposta di “taglio bordolese del Sud” (con la sua punta di Aglianico in blend all’ossatura di Cabernet Sauvignon e Merlot), con quello che fu un “vino evento” capace di attirare l’attenzione internazionale sulla Campania vitivinicola. Vivo e lucente nel suo vestito rubino. Fruttato: more, ribes e amarene lasciano qualche spiraglio ad un ricamo di fiori rossi; le speziature sono dolci così come si percepisce ben domata la nota verde e vegetale dei vitigni internazionali in blend. Il sorso è fine, ricco di indizi che svelano un’anima più complessa di quella percepita al primo esame: il retronasale restituisce note terrose, note di grafite. Vigoroso l’assaggio, in equilibrio, sorretto da un tannino fine e presente. Ma la Campania, come sappiamo, fa rima principalmente con “vitigno autoctono” e non poteva quindi mancare un Aglianico. Tenuta Scuotto, azienda giovane in una terra di grande tradizione, propone il suo Taurasi 2013, un Taurasi la cui nota di grafite, di cenere, le profonde nuances di roccia scura fanno subito capire che viene dall’areale lavico di Lapio. Troviamo ampie note di tabacco e di ciliegia; il suo rosso rubino è lo stesso rosso rubino dell’amarena sciroppata che ammorbidisce le noti pungenti delle spezie. E’ un Taurasi tradizionale ma non ancorato alla tradizione; è un Taurasi che non teme di essere affiancato alla parola “barrique” e che dimostra come la si possa usare con sapienza e consapevolezza. Il sorso è centrato (a metà tra le morbidezze alcoliche e le verticalità della buona acidità) e reso stuzzicante da un tannino che abbandona buona parte delle note amaricanti del tannino dell’Aglianico.
Montevetrano Taurasi – Tenuta Scuotto
Il Molise ci convince pienamente con Molise Rosso Riserva Doc “Don Luigi” 2015 di Di Majo Norante, 95% Montepulciano e Aglianico sottoposte a lunghe estrazioni e lasciato affinare in piccole botti di rovere. Rosso rubino con ampie venature granate. La frutta del sottobosco si unisce alla prugna, alle note vanigliate, ad una vena fave di cacao tostato, alla dolce piccantezza della noce moscata e della cannella, ad una balsamicità dell’incenso. Fresco e morbido, con tannini assolutamente gradevoli, il Don Luigi chiude con un finale aristocratico, regale, in netta armonia con quanto già percepito al naso.
Cantine del Notaio, con il Sigillo, chiude la rassegna. Suoli vulcanici e tufacei per questo Aglianico del Vulture Doc proposto in versione surmaturata. Macerazioni decise (circa 30 giorni) per garantire un’estrazione quanto più completa del frutto più che maturo, lunghi i 4 anni di affinamento tra botte e bottiglia. Il naso è profondo, scuro, cratere vulcanico nel quale calarsi per ritrovare, nel corso della discesa, un bosco di frutti rossi in confettura, note speziate e cioccolato fondente. Il residuo zuccherino conferisce un ingresso in bocca improntato sulla morbidezza, altrettanto morbida è la virata finale verso la liquirizia. Opulento, certamente opulento ma senza perdere di vista l’eleganza. E’ un’interpretazione decisamente originale che strizza l’occhio alle rotondità degli Amaroni.